KOBA

Pemba, Mozambico

Come a volte accade nella nostra professione, la storia di un’opera architettonica può rivelarsi molto più di un pianificato affare economico, sbaragliando valori assodati e pronostici. E’ il caso del KOBA eco resort di Pemba, in Mozambico: progetto architettonico di una struttura turistica di 100 camere posta in una delle più spettacolari spiagge della costa orientale dell’Africa.

KOBA nel dialetto makua significa ‘lago’. ll nome è stato deciso dal committente in quanto memoria di ciò che fu il luogo in cui l’opera sta sorgendo: una scelta che anticipa nel significato il carattere e la vicenda di questa inaspettata ‘impresa’.

Un ricco commerciante di legname, mozambicano, stringe un accordo con un gruppo alberghiero italiano, che gestirà la struttura da lui costruita. Inizia così il cantiere in un’area di quasi cinque ettari affacciata sull’Oceano Indiano tra spiagge vergini e fondali cristallini. Vengono assoldati trecento ragazzi locali, provenienti dai villaggi limitrofi e dal capoluogo: non hanno esperienza di cantiere, e sono ben lontani dal nostro modo di concepire il lavoro in un’ottica logico-temporale. E’ però questa, per un paese pieno di prospettive per il futuro, dove gli accordi di pace ancora reggono e in cui la vita media è assestata sui 41 anni, una grande opportunità e, come in questo caso, una sfida tutta nazionalista fatta di volontà, carattere, grandi difficoltà, ma permeata da un approccio alla realtà delle cose profondo e simbolico.

In tale contesto è iniziata la realizzazione di un’opera che ci piace con ironia definire rinascimentale: lo è per noi in quanto architetti coinvolti in un ruolo singolarmente riconosciuto come tale, dove ha ancora spazio e valore (senza per questo dover essere archistar) la libertà creativa di dare forma, attraverso il costruito, a un’idea; lo è per il cantiere che da oltre due anni procede a ritmi ‘mozambicani’, con un capocantiere italiano, quattro capisquadra locali e un architetto di MACHINA; lo è, infine, per l’Architettura, di cui la cultura contemporanea è abituata a semplificarne concetti quale la sostenibilità, la monumentalità, l’etica e l’estetica; mentre l’occasione che offre ancor oggi il continente africano, sta in una gerarchia di valori radicati in un credo socio-culturale-estetico identificabile con simboli, i cui significati appartengono al mondo universale e atemporale della metafisica.

 

 Il progetto

Il progetto vuole essere monumento, ovvero vuole rappresentare attraverso archetipi (concetti innati, legati all’identità primitiva), forme simboliche capaci di far riconoscere alle generazioni future il valore di una identità sempre più velata dallo sviluppo rapidissimo e ingovernato del territorio. È il tentativo, in altre parole, di dare un’identità all’inconscio sociale africano contemporaneo attraverso un’architettura riconoscibile che lo rappresenti. Una prova sicuramente difficile tanto più perchè legata al tema della ricettività in una dimensione ludico-funzionale.

Concettualmente il lavoro parte da quattro temi fondativi, appartenenti ad una sfera socio-culturale-estetica: la Gerarchia, l’Unità, la Dualità, la Rappresentazione. Si è dato inoltre rilievo al tema della Sostenibilità.

 

Ad oggi il cantiere prosegue con previsione di ultimazione dei lavori per fine anno 2013. Le tecnologie e le attrezzature non disponibili in loco verranno spedite dall’Europa; finiture e  arredi sono realizzati con essenze autoctone da artigiani locali su disegno di MACHINA.

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